With interest in all things Doors-related never waning and a series of lavish anniversary editions released in recent years, Robby guides us through some of his favourite Doors songs.
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Jim Morrison: la leggenda, la poesia…
“Crea un varco, crea un varco dall’altra parte”. Quando penso a Jim Morrison, penso a questo varco, al suo invito a squarciare il velo, ad esplorare l’ignoto e, per me, è un invito degno della Poesia più alta che si ricollega a tutta la Letteratura dei primi del Novecento. Vedo il suo modo di porgere le parole, di cercarle, di esprimere i contenuti dei suoi versi e tutto… il suo modo di esibirsi e di cantare è, semplicemente, Poesia. L’insieme di tutti questi fattori era in lui Poesia. Poeta, quindi, voglio definirlo sin da subito così perché è la definizione che lo descrive meglio. Ha anche pubblicato una silloge di poesie, ma non è di questo che voglio parlare. La Poesia era nei testi delle sue canzoni perché lui era un cantante, un musicista, e la musica era uno dei mezzi per comunicare la sua visione poetica.
Il Jim Morrison di Gianni DʼElia. Appunti sulla visione
Quando lo sciamano indica la visione il pubblico massificato non guarda né la luna né il dito ma solo il corpo di uno spettacolo privo di contenuti.
Questo paradosso dellʼimmagine come nemica naturale della visione permea tutta la vicenda esistenziale e artistica di James Douglas Morrison (1943-1971), artista colto e teorico di una nuova variante, sperimentale, di teatro tragico in versi, dove il conflitto di Guy Debord contro la società dello spettacolo e le ricerche di Giorgio Colli sulle origini del rito eleusino paiono incarnarsi in una forma inedita di poesia filosofica, mistica ed esperienziale, erede di Campanella e di William Blake, ma anche del Living Theatre e dellʼanticinema situazionista.
Il poeta Gianni DʼElia, studioso di Pasolini e traduttore di Baudelaire, ha recentemente svolto una lezione presso la Biblioteca di Cattolica, in Emilia Romagna, dal titolo "Le visioni di Jim Morrison", riascoltabile presso il podcast di RadioTalpa.
DʼElia, che si sta occupando di Morrison in occasione di un romanzo sincretico e sperimentale a cui sta lavorando da ormai più di quindici anni, sul tema della rivolta poetica contro le origini dualistiche del sistema di pensiero occidentale, pone sul tavolo della discussione estetica presente alcuni appunti preziosi sulla natura fonica (musicale) della visione e sulla sua irriducibilità allʼimmagine.
Lʼimmagine è cioè in grado di occultare con la sua presenza totalizzante la visione poetica, neutralizzando il discorso filosofico e sostituendolo con un feticcio normalizzante: un oggetto muto, incastonato dentro lʼegemonia estetica presente, che non rimanda ad altro che a questa. Così neutralizzato esso viene tramandato in una ripetizione senza più origine di senso. Come il concetto teologico del Dio cristiano, trasformato nei secoli nellʼicona del padre. Così il corpo stesso di Morrison, sostituito dal suo clone spettacolare.
E se "Neppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se egli vince. E questo nemico non ha smesso di vincere", come scriveva Walter Benjamin nelle sue Tesi di filosofia della storia, allora il nostro compito dovrà essere anche quello di difendere i morti, tanto dallʼoblio quanto dalla neutralizzazione dei contenuti determinata dalla sovraesposizione mediatica.
Quella di Jim Morrison, secondo DʼElia, è una visione apocalittica e palingenetica, che preannuncia cioè la fine di un mondo, il sistema di pensiero strumentale della borghesia occidentale decaduta dallʼilluminismo ai deserti del capitale, e lʼimminente ritorno sul campo della storia dellʼuomo spirituale.
Utilizzando una luminosa definizione di Mario Tronti, da uno dei saggi oggi raccolti nel libro Per la critica del presente (Ediesse, 2013), potremmo dire che la visione di Morrison collega i moti di rivolta degli anni Sessanta alle origini mistiche e non illuministiche del movimento operaio, lungo una linea di rivoluzione magica che da Campanella arriva a Baudelaire e al cristianesimo eretico e comunardo del 1848 parigino.
Il tema di questa rivolta non si limita al campo politico e sociale dei significati. I protagonisti tradizionali della lotta di classe novecentesca, il proletariato e la borghesia, sono infatti sostituiti da due termini inediti di conflitto, che danno anche il titolo ai due libri di poesia pubblicati da Morrison nel 1970: The Lords (I Signori. Appunti sulla visione) e The New Creatures (Le Nuove Creature).
Qui, nelle forme di una poesia-prosa/riflessioni sullʼimmagine di disarmante lucidità ("Non ci sono più ballerini, gli indemoniati. / La divisione degli uomini tra attore e spettatori / è il fatto centrale del nostro tempo."), la contestazione del paradigma borghese si presenta, come in Bataille, come unʼesperienza interiore che mira ad abolire un intero sistema di pensiero fondato sul dogma della strumentalizzazione automatica dellʼesistente. Il campo di battaglia di questo conflitto è la psiche: "Temi i Signori che sono in segreto tra noi. / I Signori sono in noi.".
Ma le origini eleusine dellʼesperimento di teatro musicale fondato da Morrison, "The Doors", rimandano intimamente al rito iniziatico in cui Dioniso e Apollo si rivelavano, per mezzo di unʼimmagine evocata fonicamente, come il duplice sguardo di uno stesso dio: il dio della contraddizione. La sfida di Morrison, attento studioso di Norman O. Brown e del suo commento post-marxista alla teologia antica, da Marcuse a Bataille, mira dunque al cuore di un nemico più intimo: lʼideologia della scissione e la cultura dualistica occidentale.
Gianni DʼElia individua tre livelli in questo processo di liberazione cognitiva:
- Nel primo livello agisce il borghese, inteso come uomo-massa. Egli è al di qua dei contrari, proietta le contraddizioni allʼesterno di sé identificandosi con un termine e opponendosi allʼaltro della propria scissione.
- Nel secondo livello agisce il poeta. Egli vive dentro la contraddizione. Contempla i propri opposti con lucidità e li pensa nelle forme dellʼossimoro permanente. Non riesce però a risolverli.
- Nel terzo livello agisce infine il mistico. Egli vive al di là dei contrari. Scioglie la contraddizione in unʼoasi di silenzio e può ritrovare, solo perdendo il proprio guadagno, e cioè al di là di ogni principio di potenza utilitaristica e di ogni conformità al tempo strumentalmente scandito dalla produzione e dal consumo di merci e spettacoli (lʼorologio, il nemico antico di Baudelaire), la sua unità.
I Signori sono i custodi dellʼimmagine. Ogni immagine è una norma senza contenuto. Essa chiede di essere riprodotta senza pietà. Le Nuove Creature nasceranno tra le rovine di questa storia purificando la percezione con la musica della visione.
L'UMP de Paris veut rendre hommage à Jim Morrison
Le groupe au Conseil de Paris a soumis au vote un texte prévoyant de baptiser une place ou un bâtiment public au nom du chanteur des Doors, qui aurait eu 70 ans le 8 décembre.
Le Conseil de Paris, à l’initiative du groupe UMP, votera lundi ou mardi pour le principe de dédier un lieu, place ou équipement public, à la mémoire du musicien Jim Morrison qui a vécu et est mort à Paris en 1971, a-t-on appris vendredi. Les élus UMP soumettront au Conseil un «vœu» en ce sens, auquel l’exécutif socialiste «répondra favorablement», a dit à l’AFP Bruno Julliard, adjoint du maire Bertrand Delanoë chargé de la culture, saluant «une bonne initiative».
Le cofondateur et chanteur des Doors, mort à Paris le 3 juillet 1971 à l’âge de 27 ans, est enterré au cimetière du Père-Lachaise, où sa tombe est devenue un lieu de pèlerinage pour ses fans du monde entier. Mais aucun lieu ne porte son nom, font remarquer les cosignataires du «vœu», proposant «qu’un espace public parisien, place ou rue, établissement culturel, soit dédié à la mémoire de Jim Morrison», d’après le texte transmis à la presse.
Le «vœu», à l’initiative du conseiller de Paris Jérôme Dubus (UMP), insiste sur «la carrière exceptionnelle» de l’artiste américain, «chanteur, cinéaste, poète», à la tête d’un groupe parmi «les plus marquants de l’histoire du rock», et évoque aussi «son engagement contre la guerre du Vietnam». Il rappelle que Morrison, qui aurait eu 70 ans le 8 décembre, a vécu dans le quartier du Marais, au «17 rue Beautreillis»(IVe).
Pour Jérôme Dubus, «c’est étonnant» qu’aucun lieu dans la capitale ne porte encore le nom Morrison «étant donné son lien particulier avec Paris». L’élu UMP a fait remarquer que certains dans son groupe s’étaient demandé si un tel artiste «mérite d’être commémoré ainsi». «Certes il a eu une vie assez controversée notamment à cause de ses addictions […], mais c’est quelqu’un qui a marqué et il n’y en a pas tant que ça dans le monde du rock», a-t-il ajouté.
Un équipement public tel une bibliothèque ou un conservatoire de musique pourrait à terme prendre le nom de Morrison, selon Bruno Julliard, qui ne cache pas que la mesure pourrait prendre du temps. Pour de tels hommages à des grandes figures artistiques, «on a cinq ou six vœux chaque mois au Conseil de Paris», a dit l’élu PS.«Comme on ne débaptise pas de rues, dans le cas d’équipements publics cela peut aboutir plus vite.»
L’adjoint à la culture a cité les précédents de la bibliothèque Aimé-Césaire (inaugurée en 2010 dans le XIVe arrondissement) ou du centre musical Barbara (2008, XVIIIe). Autre exemple récent : Alain Bashung, mort en 2009, a son square depuis 2012 dans le XVIIIe arrondissement, où il a vécu.
Libération
13 dezembro 2013
Portas por trás das portas: sete abordagens temáticas a partir do grupo The Doors
Este trabalho quer explorar sete abordagens temáticas possíveis a partir e, principalmente, em diálogo com a trajetória e obra de um grupo californiano de rock, o The Doors. O texto é resultado de discussões anteriormente elaboradas para minicursos, aulas, mesa-redonda e, especialmente, matérias publicadas, em 2001, na imprensa belohorizontina.
Celebration of the Lizard King: Jim Morrison
I went on to find other wonderful coincidences in Jim's writing and his inspiration from other works such as The Yage Letters from William S. Burroughs and Allen Ginsberg. This is another drug-inspired tale woven through a series of letters between the two authors. The first portion of the collection begins with Burroughs during his visit to the Amazon Rainforest in 1953 in search of yage, one of the most powerful hallucinogens known to man. The latter series of correspondence occurred when Ginsberg went on the same conquest in 1960. Burroughs wrote back to Ginsberg after his mystical journey...
"WHAT SCARED YOU ALL INTO TIME? WHAT SCARED YOU ALL INTO YOUR BODIES?"
Not a decade later, Morrison wrote...
"Who scared you? Why were you born, my babe?
In two-time's arms with all of your charms, my love.
Why were you born? just to play with me?
To freak out or to be beautiful, my dear?
Load your head, blow it up, feeling good, baby"
Brandt Hardin
The Doors, "Hello, I love you" - Lyrics Uncovered - Karen "Gilly" Laney
Today (Dec. 8th) marks Jim Morrison‘s 68th birthday, so what better time to flashback on the song ‘Hello I Love You’ and gaze at the American poet, lyricist and lead vocalist of the Doors?
Some called him the Lizard King while others referred to him as Mr. Mojo Risin’ (an anagram for Jim Morrison) but Morrison is remembered best for his raw and unpredictable talent. He could sound like an angel and move like a demon or vice-versa, depending on the day. His language, whether spoken or of the body, oozed with sensuality and 40-plus years after his passing, his iconic image looms large over our culture.
Of all the songs in the Doors catalog, ‘Hello, I Love You’ may seem like an odd choice to uncover. It’s simple, straightforward and only about two minutes in length. Yet this song carries its weight in history and controversy.
Originally written in 1965, ‘Hello, I Love You’ was one of the six demos recorded at World Pacific Jazz Studios for the acetate that was shopped around to record labels. Three years later, the Doors, now one of Elektra Records’ hottest acts, released it as a single and used it to open up their ‘Waiting For The Sun’ album.
It was a No. 1 hit in the USA (selling more than a million copies) and was the Doors’ first big hit in the U.K., reaching No. 15 — which turned off many core fans, who considered this song the band’s “sell out” moment.”
The lyrics were inspired by Morrison’s observation of a very young and beautiful African-American girl at Venice Beach. Organist Ray Manzarek insisted that she was too young for him, which resulted in Morrison going home and writing down what he would have said to her — if he had had the guts:
“Hello, I love you
Won’t you tell me your name?
She’s walking down the street
Blind to every eye she meets
Do you think you’ll be the guy
To make the queen of the angels sigh?”
The Doors were a Los Angeles-based band, so it’s quite possible that “Queen of the Angels” is referencing L.A. — the City of Angels — but it’s also been said that Morrison may have stolen that line from Edgar Allen Poe.
“Sidewalk crouches at her feet
Like a dog that begs for something sweet
Do you hope to make her see, you fool?
Do you hope to pluck this dusky jewel?”
“Do you hope to pluck this dusky jewel” is a reference to the young girl’s skin color, Manzarek said on the KRTH morning show in L.A. Furthermore, according to the liner notes in the ‘Doors Box Set,’ Manzarek claimed that he knew even before the Doors owned an organ (the demo is all piano) that this song was “a hit.”
The notes also indicate that guitarist Robbie Krieger has been accused of ripping off the Kinks song ‘All Day And All Of The Night’ on this number, but when Ray Davies was asked about it, he apparently had no problem with it. Actually, “the drum beat on the song was ripped off Cream‘s ‘Sunshine Of My Love,'” says Krieger.
Many bands, including the Eurythmics and Adam Ant, have covered this classic, but only Morrison seems to sing it with enough mojo to make you really wish you could tell him your name.
Los últimos días de Jim Morrison
El 3 de julio se cumplieron 40 años de la muerte de James Douglas Morrison, el líder de la banda The Doors, el hombre que cabalgó a la serpiente y que cambió la historia del rock. Nuestro corresponsal en París, el escritor Ricardo Abdahllah, revisa los últimos cuatro meses de vida del cantante, quien había escapado a la capital francesa para evitar la cárcel en Estados Unidos. En la ‘Ciudad Luz’, Jim intentaba escribir y vivir otra etapa con su novia Pamela Courson. La cantante ‘Zouzou’ –ex novia del Rolling Stone Brian Jones–, el músico Philip Steele y el autor del libro ‘The End, Jim Morrison’, Sam Bernett, entre otras fuentes cercanas al compositor, recuperaron en exclusiva para Revista GENTE Colombia, sus últimas semanas. Un relato de licor, heroína y bolsas de hielo. (Artículo publicado en nuestra edición de Junio)
El 11 de marzo de 1971 Jim Morrison entró a una habitación del Hotel George V, en París, esperando encontrar a su novia, Pamela Susan Courson –su pareja desde hacía cinco años–, pero ella no estaba. La culpa era de él por haber llegado después de la fecha señalada. El día anterior, entre botellas, el cantante de The End había perdido el vuelo que lo sacaría de Estados Unidos, país del que debía escapar de inmediato ante la condena en su contra por obscenidad, lío que lo podría llevar a prisión. Jim decidió huir hacia la capital francesa donde contaba con el apoyo de Alain Ronay, un viejo compañero de universidad, y porque en esa ciudad, alejado de su vida de estrella de rock, se podría dedicar a la escritura, un sueño que tenía desde la adolescencia cuando buscaba libros sobre alquimia en las bibliotecas de Florida. Morrison cerró la puerta de la habitación vacía. Al rato se reuniría con Pamela. 113 días después estaría muerto.
“París no era la fiesta eterna de Londres”, le dice a GENTE la cantante francesa Danièle ‘Zouzou’ Ciarle, quien en 1968 vivía en la capital inglesa con Brian Jones –uno de los miembros fundadores de los Rolling Stones–, y conoció a Morrison luego de una presentación de The Doors en el mítico Roundhouse. “Era el hombre más sexy que te puedas imaginar. En el escenario se movía como una pantera y cuando te hablaba de cerca sus ojos tenían una enorme ternura”. No volvería a verse con Morrison en tierras británicas, pero tres años después, a comienzos de abril de 1971, ‘Zouzou’ reconoció esa ternura en el hombre sentado a su lado en el parisino Café de Flore, en el Boulevard Saint-Germain. Era Jim, aunque cambiado. “Sus ojos se perdían entre unas mejillas enormes que se prolongaban en una papada que no le dejaba ver el cuello”. Mientras tomaba notas, el hombre despachaba jarras de cerveza y encendía cada cigarrillo con la colilla del anterior. “¿Nos conocemos, no? –le dijo al final–. Tú eres ‘Zouzou’, la amiga de Brian (Jones había muerto en 1969, a los 27 años)”. Desde ese día se verían dos o tres tardes por semana. “Hablábamos de todo y de nada. De sus caminatas junto al Sena y de los libros usados que había comprado y cargaba en una bolsa del almacén La Samaritaine”.
“París no era la fiesta eterna de Londres”, le dice a GENTE la cantante francesa Danièle ‘Zouzou’ Ciarle, quien en 1968 vivía en la capital inglesa con Brian Jones –uno de los miembros fundadores de los Rolling Stones–, y conoció a Morrison luego de una presentación de The Doors en el mítico Roundhouse. “Era el hombre más sexy que te puedas imaginar. En el escenario se movía como una pantera y cuando te hablaba de cerca sus ojos tenían una enorme ternura”. No volvería a verse con Morrison en tierras británicas, pero tres años después, a comienzos de abril de 1971, ‘Zouzou’ reconoció esa ternura en el hombre sentado a su lado en el parisino Café de Flore, en el Boulevard Saint-Germain. Era Jim, aunque cambiado. “Sus ojos se perdían entre unas mejillas enormes que se prolongaban en una papada que no le dejaba ver el cuello”. Mientras tomaba notas, el hombre despachaba jarras de cerveza y encendía cada cigarrillo con la colilla del anterior. “¿Nos conocemos, no? –le dijo al final–. Tú eres ‘Zouzou’, la amiga de Brian (Jones había muerto en 1969, a los 27 años)”. Desde ese día se verían dos o tres tardes por semana. “Hablábamos de todo y de nada. De sus caminatas junto al Sena y de los libros usados que había comprado y cargaba en una bolsa del almacén La Samaritaine”.
Un ex combatiente de Vietnam
Jim Morrison y Pamela dejaron el hotel y se mudaron a una habitación en el apartamento de una amiga, Elizabeth Larivière. Lo que se sabe de esos días en el cuarto piso del 17 Rue Beautraillis, viene de las temporadas en las que la anfitriona estaba en casa. Con el fondo de un pianista que practicaba en el vecindario, Jim escribía sobre una mesita que podía mover a lo largo del salón o llenaba cuadernos en la cocina. Las tardes eran para las caminatas que luego del Café de Flore continuaban en otro de los bares de Saint Germain. Incapaz de hablar en francés, Morrison buscaba siempre a los americanos.
“Tomábamos una cerveza después de una presentación –le recuerda a GENTE el músico Philip Steele–, y entonces se acerca este tipo con una chaqueta militar que pregunta si somos americanos. Creí que era alguno de esos loquitos que había combatido en Vietnam y que luego terminaban de indigentes en Europa. Me tomó diez minutos darme cuenta de quién era”. Steele pidió un par de cervezas. Morrison una docena de vasos de whisky y propuso seguir la noche. Fueron a buscar a Pam donde una amiga. “Una fotógrafa”, dice Steele. “Ambas estaban dormidas en la misma cama. La chica dijo que podíamos tomar algo mientras Pamela se vestía. Había uno de esos carritos-bar”. Para el cantante era normal ir a recoger a su novia a las casas de las personas con las que ella pasaba la noche. En el apartamento de la fotógrafa Jim se acabó la provisión etílica a pico de botella, pero, y en eso insiste también ‘Zouzou’, “la mayor parte del tiempo estaba tranquilo. Se movía despacio y podía hablar durante horas de los autores románticos o de películas que él había visto y los cinéfilos franceses apenas habían oído nombrar”.
Dicen que no extrañaba Los Ángeles. Que tampoco echaba de menos a los Doors. “Quería grabar poesía”, cuenta Steele. Ambos comenzaron a imaginar un proyecto en que él y su grupo harían la música de fondo para Morrison. El proyecto de grabar poemas no se concretaría. Ni hablar de un posible nuevo álbum. En esa época a Jim le costaba cantar. “Una vez estábamos en el Astroquet y nos pidió que tocáramos Crawlin King Snake. Morrison tosió al final de cada frase. No le quedaba voz”.
“Tomábamos una cerveza después de una presentación –le recuerda a GENTE el músico Philip Steele–, y entonces se acerca este tipo con una chaqueta militar que pregunta si somos americanos. Creí que era alguno de esos loquitos que había combatido en Vietnam y que luego terminaban de indigentes en Europa. Me tomó diez minutos darme cuenta de quién era”. Steele pidió un par de cervezas. Morrison una docena de vasos de whisky y propuso seguir la noche. Fueron a buscar a Pam donde una amiga. “Una fotógrafa”, dice Steele. “Ambas estaban dormidas en la misma cama. La chica dijo que podíamos tomar algo mientras Pamela se vestía. Había uno de esos carritos-bar”. Para el cantante era normal ir a recoger a su novia a las casas de las personas con las que ella pasaba la noche. En el apartamento de la fotógrafa Jim se acabó la provisión etílica a pico de botella, pero, y en eso insiste también ‘Zouzou’, “la mayor parte del tiempo estaba tranquilo. Se movía despacio y podía hablar durante horas de los autores románticos o de películas que él había visto y los cinéfilos franceses apenas habían oído nombrar”.
Dicen que no extrañaba Los Ángeles. Que tampoco echaba de menos a los Doors. “Quería grabar poesía”, cuenta Steele. Ambos comenzaron a imaginar un proyecto en que él y su grupo harían la música de fondo para Morrison. El proyecto de grabar poemas no se concretaría. Ni hablar de un posible nuevo álbum. En esa época a Jim le costaba cantar. “Una vez estábamos en el Astroquet y nos pidió que tocáramos Crawlin King Snake. Morrison tosió al final de cada frase. No le quedaba voz”.
Sangre, cine y heroína
La salud del cantante no era la mejor. Pamela, luego de verlo escupir sangre, lo llevó por primera vez al Hospital Americano de Neuilly. El médico dijo que el aire del Sur le haría bien. La pareja se fue una temporada a Marruecos. A su regreso, Jim estuvo menos solitario en el Café de Flore. Los amigos de Pam pasaban a saludarlo ofreciéndose para comprar la heroína a la que su novia se había enganchado. Morrison, que la consumía, pero nunca inyectada porque le tenía pánico a las agujas, sacaba un fajo de billetes de dólares y francos amarrados con un caucho y dejaba que ellos contaran. No se sentía cómodo entre esa burguesía trendy y junkie que Pam frecuentaba, pero no le llevaba la contraria.
A Morrison no se le notaba muy interesado por la música, pero sí por el cine. Pasaba las tardes en las salas cerca de la Sorbona y visitaba varias veces por semana a la realizadora y documentalista Agnès Varda (hoy llamada la “abuela de la Nouvelle Vague”), quien le daba alojamiento al amigo de Jim, Alain Ronay. La directora de Cleo de 5 a 7, escribía algunos diálogos para un proyecto de Bernardo Bertolucci que contaba la historia de un americano alcohólico y deprimido que erraba por París tras la muerte de su esposa. Morrison era en parte la inspiración del relato y según Steele, habría querido protagonizar la película. Pero eso no pasó y Jim quedó profundamente afectado.
Los platos rotos
El 14 de junio, Morrison, borracho, les pidió a dos músicos callejeros que lo acompañaran a un estudio donde grabó una sesión de poesía y una versión de Orange County Suite, toda una declaración de amor a Pamela. La existencia de esa grabación no se conoció hasta meses después –el tema fue incluido en la versión especial del álbum L.A. Woman, relanzado en marzo del 2007–. Jim no les habló de ella a sus amigos ni a la gente que se encontró durante las noches siguientes en el Rock n’ Roll Circus, el bar de moda en la época en la que llegó a París y del que se fue volviendo un cliente habitual. El Circus, que era el sitio donde pasaban los músicos británicos después de sus conciertos parisinos y en donde el ácido circulaba tan fácil como los discos de Led Zeppelin, tenía una tarima donde siempre estaban disponibles instrumentos para el que quisiera tocarlos. Morrison prefería una esquina de la barra. Sam Bernett, que en esa época administraba el bar y quien es autor del libro The End, Jim Morrison, le dice a GENTE que el cantante era solitario y más bien calmado. “Al menos casi siempre, porque una vez le dio por romper los platos en el restaurante del bar y tocó llamar a la gente de seguridad para sacarlo”.
Ni su amigo Gilles Yéprémian, quien encontró a Jim sentado en la puerta tratando de que lo dejaran entrar, ni la directora Varda, ni su compañero de universidad, Alain Ronay; ni el músico Philip Steele, que prepara una película sobre la vida de Morrison en París, dan crédito a la versión de Bernett sobre lo que ocurrió en la noche entre el 2 y el 3 de julio, luego de que Ronay lo dejara en la mesa de un café antes de entrar a la estación de metro de la Bastilla. Habían caminado toda la tarde, Jim tenía un ataque de hipo y dificultad para respirar, se fatigaba tanto que tuvo que sentarse a descansar varias veces.
Ni su amigo Gilles Yéprémian, quien encontró a Jim sentado en la puerta tratando de que lo dejaran entrar, ni la directora Varda, ni su compañero de universidad, Alain Ronay; ni el músico Philip Steele, que prepara una película sobre la vida de Morrison en París, dan crédito a la versión de Bernett sobre lo que ocurrió en la noche entre el 2 y el 3 de julio, luego de que Ronay lo dejara en la mesa de un café antes de entrar a la estación de metro de la Bastilla. Habían caminado toda la tarde, Jim tenía un ataque de hipo y dificultad para respirar, se fatigaba tanto que tuvo que sentarse a descansar varias veces.
La última película
Según Bernett, que acaba de sacar su segundo libro sobre el tema, una de las empleadas del Circus le avisó que alguien se había encerrado en un baño. “Cuando forzamos la puerta vi sus botas. Yo sabía que estaba muerto, pero hice venir a un cliente que era médico para que lo examinara. Jim había llegado como a la 1, se notaba que esperaba a alguien y al fin llegaron dos ‘jíbaros’. Hicieron algún negocio. Cuando íbamos a llamar a la policía, ellos dijeron que Jim estaba vivo y que lo llevarían a su apartamento”.
Bernett dice que tiene varios testigos que sustentan su afirmación. El mejor argumento a su favor es que las únicas personas que podrían corroborar que Jim Morrison se metió solito en su bañera y no que alguien lo llevó hasta allí en la madrugada eran su novia Pamela y el conde de Breteuil (ambos fallecidos), quien había sido su amante durante varios años y gracias a sus contactos diplomáticos le conseguía a ella la ‘White china’, la mejor heroína que circulaba en París.
“Uno no podía meterse más que lo que le cabe en la punta de una uña, pero los americanos creían que se podían chutar como si fuera la basura que les vendían en Los Angeles”, recuerda la cantante ‘Zouzou’.
Cuando el 3 de julio de 1971 el comandante de bomberos, Alain Raisson, que se pensionaría como jefe del grupo de emergencias del Louvre, descolgó el teléfono y escuchó que le hablaban en inglés, se imaginó qué tipo de noticia le esperaba. Pamela abrió vestida con un djellabah (una bata marroquí) empapado. El agua de la bañera aún estaba tibia. Los bomberos aplicaron las medidas de reanimación solamente porque era el protocolo.
Pamela contó varias versiones en las semanas siguientes. La última conversación habría sido a eso de las 2 de la mañana. Jim estaba en la bañera, ella en la cama. Lo escuchó toser. “¿Todo bien?”, preguntó. “Sí, sí”, contestó Jim, quien había vomitado. Antes de eso, él había puesto algunas películas de los dos en Marruecos. Primeramente, habían ido a comer a un restaurante chino. Antes de la cena prefirieron ir al cine a ver Pursued en un teatro cerca de la estación de metro Le Péletier. Jim había aspirado algo de heroína, lo había hecho de vez en cuando en la última semana.
Bernett dice que tiene varios testigos que sustentan su afirmación. El mejor argumento a su favor es que las únicas personas que podrían corroborar que Jim Morrison se metió solito en su bañera y no que alguien lo llevó hasta allí en la madrugada eran su novia Pamela y el conde de Breteuil (ambos fallecidos), quien había sido su amante durante varios años y gracias a sus contactos diplomáticos le conseguía a ella la ‘White china’, la mejor heroína que circulaba en París.
“Uno no podía meterse más que lo que le cabe en la punta de una uña, pero los americanos creían que se podían chutar como si fuera la basura que les vendían en Los Angeles”, recuerda la cantante ‘Zouzou’.
Cuando el 3 de julio de 1971 el comandante de bomberos, Alain Raisson, que se pensionaría como jefe del grupo de emergencias del Louvre, descolgó el teléfono y escuchó que le hablaban en inglés, se imaginó qué tipo de noticia le esperaba. Pamela abrió vestida con un djellabah (una bata marroquí) empapado. El agua de la bañera aún estaba tibia. Los bomberos aplicaron las medidas de reanimación solamente porque era el protocolo.
Pamela contó varias versiones en las semanas siguientes. La última conversación habría sido a eso de las 2 de la mañana. Jim estaba en la bañera, ella en la cama. Lo escuchó toser. “¿Todo bien?”, preguntó. “Sí, sí”, contestó Jim, quien había vomitado. Antes de eso, él había puesto algunas películas de los dos en Marruecos. Primeramente, habían ido a comer a un restaurante chino. Antes de la cena prefirieron ir al cine a ver Pursued en un teatro cerca de la estación de metro Le Péletier. Jim había aspirado algo de heroína, lo había hecho de vez en cuando en la última semana.
Las bolsas de hielo
“Esa imagen de parejita feliz viendo películas en la casa no me cuadra. Él inhaló heroína, pero en el Circus. Yo mismo le limpié la baba que le escurría por la barba cuando lo sacamos del baño”, afirma Bernett.
En las fotos que Ronay les tomó cuatro días antes, Pam y Jim parecen, sin embargo, una pareja feliz. Frente al hotel de l’Oise en Saint-Leu-d’Esserent, ambos sonríen y se abrazan, como en las épocas tranquilas de Venice Beach (Los Ángeles). Pam viste de negro y lleva una flor roja en su mano. Jim Morrison, parece más flaco y se ve impecablemente afeitado (la imagen contradice lo que dice Bernett sobre su barba).
Alain Ronay sólo habló una vez del asunto, en un artículo para la revista italiana King. En este contó que el día anterior a su muerte, él y Jim caminaron por la colina de Montmartre y que desde allí, a lo lejos, en medio del verano parisino, vieron el cementerio del Père Lachaise, una imagen que nunca olvidaría. Poco después Morrison sería enterrado ahí. Pamela insistía en dormir al lado del cuerpo de Morrison, conservado por las bolsas de hielo que, por recomendación de la policía, un hombre llevaba a domicilio. La causa oficial de la muerte fue un paro cardíaco.
“Tal vez inhaló heroína creyendo que era cocaína. Eso, más alcohol y un baño de agua caliente es colapso, pero si alguien lo hubiera visto habrían podido salvarlo. En mi casa lo que hacíamos en cada sobredosis era agarrar a la víctima a golpes con una toalla mojada mientras alguien le hacía masaje cardíaco”, dice ‘Zouzou’. Uno de sus amigos, un dealer que moriría de sobredosis como Pamela (quien falleció el 25 de abril de 1974; a los 27 años, como Jim, como Brian Jones, como Janis Joplin y Jimi Hendrix), se preguntaría durante las siguientes semanas si no había sido su mercancía la que mató a Morrison. “No”, le dijo ella, “de lo que andabas vendiendo metimos todos”.
Jim Morrison fue enterrado el 7 de julio de 1971 a las ocho y media de la mañana. “Mi esposo era escritor, pero sobre todo vivía de su fortuna personal”, puede leerse en la declaración que Pamela hizo a la policía.
En las fotos que Ronay les tomó cuatro días antes, Pam y Jim parecen, sin embargo, una pareja feliz. Frente al hotel de l’Oise en Saint-Leu-d’Esserent, ambos sonríen y se abrazan, como en las épocas tranquilas de Venice Beach (Los Ángeles). Pam viste de negro y lleva una flor roja en su mano. Jim Morrison, parece más flaco y se ve impecablemente afeitado (la imagen contradice lo que dice Bernett sobre su barba).
Alain Ronay sólo habló una vez del asunto, en un artículo para la revista italiana King. En este contó que el día anterior a su muerte, él y Jim caminaron por la colina de Montmartre y que desde allí, a lo lejos, en medio del verano parisino, vieron el cementerio del Père Lachaise, una imagen que nunca olvidaría. Poco después Morrison sería enterrado ahí. Pamela insistía en dormir al lado del cuerpo de Morrison, conservado por las bolsas de hielo que, por recomendación de la policía, un hombre llevaba a domicilio. La causa oficial de la muerte fue un paro cardíaco.
“Tal vez inhaló heroína creyendo que era cocaína. Eso, más alcohol y un baño de agua caliente es colapso, pero si alguien lo hubiera visto habrían podido salvarlo. En mi casa lo que hacíamos en cada sobredosis era agarrar a la víctima a golpes con una toalla mojada mientras alguien le hacía masaje cardíaco”, dice ‘Zouzou’. Uno de sus amigos, un dealer que moriría de sobredosis como Pamela (quien falleció el 25 de abril de 1974; a los 27 años, como Jim, como Brian Jones, como Janis Joplin y Jimi Hendrix), se preguntaría durante las siguientes semanas si no había sido su mercancía la que mató a Morrison. “No”, le dijo ella, “de lo que andabas vendiendo metimos todos”.
Jim Morrison fue enterrado el 7 de julio de 1971 a las ocho y media de la mañana. “Mi esposo era escritor, pero sobre todo vivía de su fortuna personal”, puede leerse en la declaración que Pamela hizo a la policía.
How Much Did Jim Morrison Know about William Blake?
Everyone knows the Doors are named for the doors of perception – but that phrase comes from Aldous Huxley’s book on hallucinogens as well as from Blake’s Marriage of Heaven and Hell. Morrison quotes ‘Auguries of Innocence’ in ‘End of the Night’ on the first Doors album: ‘Some are Born to sweet delight / Some are Born to sweet delight / Some are Born to Endless Night’. But that is the only direct Blake reference in Morrison’s recorded lyrics. Is that it? Did Morrison only do a little vague and random dipping into Blake?